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 Chi controllerà il futuro? 
Chi controllerà il futuro?

Noi, il popolo della fantascienza, autori, traduttori, illustratori, critici e cronisti, saggisti, librai, blogger, editori e curatori di collane, vogliamo esprimere attraverso questo testo la nostra opposizione alla legge Creazione e Internet.
Dire che la fantascienza mette il futuro al centro delle sue preoccupazioni e che diversi protagonisti di questo genere hanno denunciato le derive possibili, quando non probabili, delle società industriali e tecnologiche, è un'ovvietà: viene spontaneamente alle labbra il nome di George Orwell, ma anche quelli di John Brunner, Norman Spinrad, Michel Jeury, J.G. Ballard, Frederik Pohl & Cyril M. Kornbluth, e molti altri ancora.
La fantascienza è in grado di individuare le radici di queste derive nel presente, perché è proprio dal presente che si diramano i futuri possibili, ed è nel presente che si decide ogni giorno il mondo di domani.
La diffidenza nei confronti dei nuovi sviluppi tecnologici e dei mutamenti sociali che ne risultano, la paura del futuro e il desiderio di controllare una società preda dell'ossessione per la sicurezza... tutti questi argomenti sono già stati affrontati dalla fantascienza, e se c'è qualcosa di cui la SF ha permesso di prendere coscienza, è il fatto che le tecnoscienze e i relativi sviluppi sono la causa principale dei mutamenti nelle nostre società moderne. Di questi mutamenti in corso o in nuce, nessuno è in grado di prevedere le conseguenze, ma è anche risaputo che costruire barriere o muri non porta ad altro che a vedere un giorno queste barriere crollare, in modo più o meno brutale. Perciò, piuttosto che a proibire, la saggezza, ma anche il realismo, dovrebbe incitare a lasciare libero corso alla libertà di innovare e di creare. Il futuro che dobbiamo inventare ogni giorno non va fondato sulla paura, ma sulla condivisione e sul rispetto.
La legge Creazione e Internet, respinta lo scorso 9 aprile dall'Assemblea nazionale, sarà di nuovo sottoposta a fine mese al voto dei rappresentanti della nazione.
Questa legge, di cui ci vien detto che difenderà i diritti degli artisti e il diritto d'autore in generale, ci appare soprattutto come un cavallo di Troia utilizzato per cercare di assumere il controllo di Internet, costituendo in questo modo una minaccia per la libertà d'espressione nel nostro paese.
Gli artisti, i creatori, tutti questi protagonisti della cultura senza i quali questa parola sarebbe priva di senso, si ritrovano strumentalizzati a vantaggio di una legge che – ricordiamolo – contiene misure come il filtraggio della Rete, l'installazione di spyware su computer privati, la sospensione dell'abbonamento a Internet senza l'intervento di un giudice e sulla base di rilevamenti di IP (di cui è stata dimostrata da tempo la mancanza di affidabilità) effettuati da società private e l'estensione di misure previste in origine per i servizi antiterrorismo allo scambio non autorizzato di file fra individui privati.

Convinti sostenitori del diritto d'autore, che rappresenta l'unica o la principale fonte di reddito per molti lavoratori intellettuali precari che contiamo nei nostri ranghi, ci opponiamo a coloro che lo brandiscono a ogni pié sospinto per giustificare misure in ogni caso tecnicamente inapplicabili, sicuramente pericolose, il cui potenziale di violazione delle libertà è fin troppo evidente agli occhi di coloro che, come noi, praticano quotidianamente nell'ambito del proprio lavoro l'esperienza del pensiero scientifico, politico e sociale che è al centro della fantascienza. 

Coscienti inoltre dell'interesse e del valore delle comunità creative, ci opponiamo anche ai pericoli che questa legge fa pesare sul mondo della cultura diffusa e condivisa con il sistema del copyleft, che costituisce una ricchezza accessibile a tutti.
Internet non è il caos, ma un'opera collettiva, in cui nessun autore può esigere una posizione privilegiata, e legiferare su pratiche nate con la tecnologia del XXI secolo basandosi su schemi risalenti al XIX secolo è aberrante. Rifletteteci.
Perché il futuro è il nostro mestiere.

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